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La storia di Livorno, se confrontata con quelle delle altre città toscane, è sicuramente meno conosciuta. Ciò nonostante le origini della città sono antiche e legate alla vicinanza con lo scalo marittimo della Repubblica pisana. Tramontato il dominio di Pisa, limportanza di Livorno crebbe notevolmente sotto la spinta dei Medici prima e dei Lorena in seguito, che ne fecero il principale porto del Granducato di Toscana, centro economico di grande importanza, animato da mercanti provenienti da ogni parte dEuropa e dal Levante. Oggi, malgrado le ingenti distruzioni causate dalla seconda guerra mondiale, è possibile ritrovare in città i simboli di questo passato nelle imponenti fortificazioni, nelle numerose chiese nazionali, nei palazzi borghesi dellOttocento, nel susseguirsi frenetico delle attività portuali e nello spirito più autentico degli stessi abitanti.
Le origini di Livorno sono ignote, ma il toponimo è attestato per la prima volta nel 904 come "Livorna" e probabilmente deriva da un nome di persona romana di origine etrusca (Liburna, Liburnius, Leburna, Leburnius). Secondo altre ipotesi deriverebbe invece dal latino liburna (una nave veloce da guerra) o dal nome del popolo illirico dei Liburni. Sicuramente il piccolo villaggio labronico, posto intorno ad una cala naturale a pochi chilometri a sud della foce dellArno, collaborava in epoca medioevale col vicino Porto Pisano; ad esempio, nei pressi di Livorno, in località Santo Stefano ai Lupi, si trovavano una pieve (attuale Cappella di Santo Stefano) e una importante fonte dacqua sorgiva per il rifornimento delle navi del porto. A differenza delle altre città toscane, quali Firenze, Lucca o Pisa, che vivevano stagioni di grande vivacità artistica, allepoca Livorno rimase ai margini della storia.
Tuttavia, il naturale e progressivo insabbiamento dellantico Porto Pisano coincise con laffermazione del piccolo villaggio: i Pisani decisero di favorire lo sviluppo dello scalo labronico con la costruzione di un maestoso faro (noto come Fanale dei Pisani), di una fortificazione a pianta quadrata (la "Rocca Nuova" o "Quadratura dei Pisani", nucleo più antico di quella che sarà poi la Fortezza Vecchia) e, nel 1392, chiusero labitato allinterno di una cinta muraria.
Tramontata la Repubblica di Pisa, Livorno fu venduta dapprima ai Visconti di Milano, e successivamente, nel 1407, ai genovesi. Durante il dominio della città ligure, il sistema portuale livornese fu potenziato con la realizzazione di una nuova darsena interna (il cosiddetto "Porticciolo dei Genovesi"), ubicato nella zona dellattuale piazza Grande) e collegata al mare mediante un canale. Tuttavia, nel 1421, i fiorentini acquistarono il Castello di Livorno per ben 100.000 fiorini doro, con lintento di farne lo sbocco a mare per i loro traffici commerciali.
Nel XVI secolo, con lavvento dei Medici al governo della Toscana, si registra lesplosione demografica e commerciale di Livorno. I Medici, a cominciare da Cosimo I, granduca di Toscana, riuscirono a fare di Livorno uno dei più grandi porti del Mediterraneo, con la costruzione di un nuovo molo dattracco, la realizzazione di un canale navigabile (il Canale dei navicelli) tra Pisa e Livorno e listituzione dellOrdine dei Cavalieri di Santo Stefano, la cui flotta aveva base nel porto labronico.
Sotto Francesco I, figlio di Cosimo, Bernardo Buontalenti fu incaricato di progettare la pianta della nuova città di Livorno; in seguito sul cantiere lavorarono anche altri importanti progettisti, come Alessandro Pieroni e Don Giovanni de Medici. Labitato, definito con rigore geometrico, assunse una forma pentagonale, con fossati, baluardi e fortificazioni alla moderna che dovevano servire a proteggerlo dallassalto delle navi corsare dei Mori e dei Saraceni, in quei tempi protagonisti di frequenti scorrerie ed incursioni lungo le coste del Tirreno e del Mediterraneo in generale. La proclamazione di Livorno come porto franco e lemanazione delle cosìddette "Leggi Livornine" costituirono il motore di sviluppo democrafico ed economico di Livorno.
Gian Gastone fu lultimo rappresentante della dinastia dei Medici, dopo Cosimo II, Ferdinando II e Cosimo III. Alla sua morte, avvenuta nellanno 1737, Livorno superava già i 30.000 abitanti. Il Granducato di Toscana passò quindi sotto il dominio della dinastia lorenese. Il primo rappresentante dei Lorena ad assumere il titolo di granduca, fu Francesco II, marito di Maria Teresa, figlia di Carlo VI, che nel 1745 divenne però Imperatore dAustria e del Sacro Romano Impero, delegando un Consiglio di Reggenza in sua vece.
Tuttavia, durante il granducato di Ferdinando III, leconomia livornese fu notevolmente danneggiata dalle occupazioni francesi (con Napoleone Bonaparte, nel 1796), spagnole e inglesi. La Restaurazione, nella prima metà dellOttocento coincise con una sorta di rinascimento della città: vennero costruite o completate importanti opere pubbliche come lAcquedotto di Colognole, sorsero nuovi e grandi teatri e le fortificazioni lungo il Fosso Reale lasciarono il posto ad eleganti palazzi signorili. Inoltre, nel 1844 venne innagurato il primo tratto della Ferrovia Leopolda tra Livorno, Pisa e successivamente Firenze. Notevole fu pure il successo delle strutture ricettive legate al primo turismo balneare, che portarono allo sviluppo della passeggiata a mare e delle frazioni di Ardenza e Antignano.
Nel 1849, durante i moti che cacciano il granduca Leopoldo II, Livorno si proclamò repubblica autonoma e fu lultima città toscana a capitolare contro gli austriaci, che restaurano il Granducato col compiacimento del barone Bettino Ricasoli; fu proprio Ricasoli che suggerì a Leopoldo II di punire la città ribelle, togliendole la sua originaria circoscrizione provinciale e riducendola così al solo comune labronico e allIsola dElba.[4] Lo stesso Leopoldo fu però costretto ad abbandonare il trono nel 1859 ponendo fine allepoca del Granducato di Toscana; nel maggio del 1860 ben 102 livornesi si unirono alla spedizione dei Mille, mentre nel mese di giugno del medesimo anno, altri 800 cittadini labronici raggiunsero Giuseppe Garibaldi in Sicilia. Quindi, con lunità dItalia la storia di Livorno seguì di pari passo quella del Regno dItalia, dalla proclamazione dellUnità in poi. Tuttavia, nel 1868, la città perse le franchigie doganali del porto franco, causando un drastico calo delle attività commerciali; ciò nonostante, lo sviluppo delle attività industriali e della cantieristica, col Cantiere navale Orlando, trasformarono Livorno in un centro industriale di rilevanza nazionale.
Gli inizi del XX secolo videro un fiorire di progetti di grande impatto architettonico ed urbanistico: dagli eleganti stabilimenti termali e balneari, che avevano fatto di Livorno una delle mete turistiche più ambite sin dalla prima metà dellOttocento, alla funicolare per il Santuario di Montenero, fino alla nuova stazione ferroviaria della linea Livorno - Cecina.
Poco prima dellaffermazione del Fascismo, il 21 gennaio 1921 nacque a Livorno il Partito Comunista dItalia dalla scissione della corrente di estrema sinistra del Partito Socialista Italiano, guidata da Amadeo Bordiga e Antonio Gramsci, che abbandonò la sala del Teatro Goldoni, dove si svolgeva il XVII Congresso socialista, convocando un congresso costitutivo presso il Teatro San Marco (vedi anche la Scissione di Livorno).
A Livorno, città priva di una dimensione rurale, il fascismo fu un fenomeno legato essenzialmente alla borghesia, alla quale apparteneva lo stesso Ciano. Ai funerali del gerarca, deceduto nel giugno del 1939, a Livorno si tenne lultima solenne cerimonia del regime, alla quale fu presente persino Benito Mussolini. La morte di Ciano non fermò i piani di sviluppo della città; questi programmi, che avrebbero portato alla cancellazione di gran parte dellassetto urbano di Livorno, furono però interrotti dallo scoppio della seconda guerra mondiale.
Tuttavia ciò non salvò la città dalla distruzione: il 28 maggio 1943, a quasi tre anni di distanza dal primo leggero bombardamento subito ad opera dellaviazione francese, ebbe inizio una serie di oltre cento catastrofici bombardamenti. I B-17 delle forze alleate rovesciarono tonnellate di esplosivo sullintero territorio cittadino. I bersagli di interesse strategico (la raffineria ANIC, oggi ENI, le acciaierie "Motofides", il porto) furono distrutti assieme a gran parte dellabitato storico e ai siti di interesse artistico e storico, come il Duomo, la Sinagoga ebraica (seconda in Europa, per dimensioni e valore artistico, solo a quella di Amsterdam), il Teatro San Marco e molte altre chiese e palazzi storici.
Il 19 luglio 1944 la città fu liberata dai partigiani e dallesercito americano guidato dal generale Clark. Nel medesimo anno fu nominato sindaco il giovane Furio Diaz, che allepoca aveva solo 26 anni: a lui spettò il compito di guidare la giunta comunale nei difficili anni della ricostruzione. Lo sminamento di alcune zone del centro cittadino terminò solo negli anni cinquanta, mentre la cinquecentesca Fortezza Nuova ospitò baracche di sfollati fino agli anni sessanta. Livorno acquistò il volto di una città moderna, dimenticando per lungo tempo i lati più preziosi del suo impianto urbanistico. Nel dopoguerra molti edifici storici furono sacrificati in nome della ricostruzione: è il caso ad esempio dei portici seicenteschi di piazza Grande, cuore della città ideale voluta dai Medici.
Tra gli avvenimenti negativi che hanno segnato lultimo periodo storico, è doveroso ricordare la tragedia del Moby Prince, il traghetto nel quale perirono 140 persone a seguito dello scontro con una petroliera.



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Indice delle Fonti e Citazioni
Wikipedia, http://it.wikipedia.org/wiki/Storia_di_Livorno
 
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