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STORIA DI PISA  Pisa (Pisa)   Mi garba
 
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Pisa - Pisa (Pisa) Storia di Pisa a Pisa - Musei a Pisa opere d´arte e prenotazioni hotel Pisa - la Toscana con tuscaning.com
 
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Repubblica marinara assieme ad Amalfi, Venezia e Genova, Pisa ha tracce antiche che, per quanto riguarda la presenza dell´uomo nell´area cittadina, sembrano risalire al Paleolitico superiore.La città sorse in prossimità della confluenza delle foci dei fiumi Arno ed Auser, oggi scomparso, in una zona all´epoca lagunare. Le origini di Pisa sono state nel tempo attribuite ai Pelasgi, ai greci (Teuti o della Focide), agli Etruschi e ai Liguri e sono rimaste incerte fino agli anni ´80 e ´90, quando un´impressionante serie di ritrovamenti archeologici (tra cui nel 2005 la scoperta di una necropoli villanoviana, cioè etrusca del IX-VIII sec. a.C.) ha permesso di affermare senza dubbi che Pisa nacque e visse come città etrusca; secondo la leggenda sarebbe stato Pelope, tornando dalla guerra di Troia, a fondare la città. Il dibattito sulle origini della città risale almeno allo storico romano Catone ma, in base ai ritrovamenti archeologici, si può sostenere con certezza l´esistenza di una città marittima e dedita a traffici con i Greci, i Fenici e i Galli almeno dalla metà del VI secolo a.C.. Anche gli altri autori latini attribuiscono a Pisa una non giovane età.Col passare del tempo entrò nell´orbita politica di Roma e fu base di numerose imprese navali romane contro Liguri, Galli e Cartaginesi. Nel 180 a.C. divenne colonia romana. e sotto il consolato di Giulio Cesare ottenne lo status di colonia Julia Obsequens e una maggiore autonomia.Con la caduta dell´impero romano Pisa non subì la decadenza di altre città grazie alla complessità del suo sistema fluviale di allora, che permetteva una facile difesa della città. La prima fase dello sviluppo della potenza pisana vede la città impegnata nel contenimento dei pirati saraceni nel Mediterraneo occidentale. Le imprese navali iniziano nell´828 con una spedizione contro le coste africane. Nell´871 Pisa partecipò in forze alla difesa di Salerno dall´attacco dei saraceni. Nel 970, dette un importante contributo alla spedizione dell´imperatore Ottone I che sconfigge una flotta bizantina in Calabria.Dalla metà del secolo XI, l´accresciuto potere della città le valse diversi riconoscimenti papali e imperiali. Gregorio VII concesse la legazia sulla Corsica nel 1077, Urbano II elevò il rango della città a dignità arcivescovile nel 1092 mentre Enrico IV nel 1081 concesse alla città il diritto di eleggere i propri consoli. Quest´ultima concessione rispecchiava in realtà una situazione di fatto dal momento che, negli anni precedenti, una forte crisi istituzionale si era conclusa con l´accordo tra l´arcivescovo e il visconte, dal quale rimase escluso il Marchese, e a seguito del quale Pisa iniziò a governarsi tramite dei consoli assistiti da un Consiglio degli Anziani.La crescita del potere economico e politico Pisa la ebbe principalmente con l´acquisizione di possedimenti e diritti commerciali verso l´est del Mediterraneo durante il periodo delle Crociate.Nel corso del XII secolo i rapporti con l´Impero migliorarono a tal punto che Pisa, anche se per pochi decenni, ottenne la posizione di nazione preferita, tradizionalmente assegnata a Venezia. Dalla metà del XII secolo Pisa, tramite le acquisizioni della chiesa locale, ebbe un´espansione anche terrestre in Toscana e particolarmente nella Valdera, nel Valdarno inferiore e a Sud in direzione di Piombino. Contemporaneamente cresceva la rivalità con Lucca per il castello di Montignoso e per la via Francigena.All´inizio del XIII secolo Pisa si impegnò nella normalizzazione dei rapporti con la rivale Genova. Dopo essersi accordata con Venezia per poter eventualmente sostenere uno scontro prolungato con i liguri, Pisa si impegnò in un tentativo di pacificazione. Nel 1209 e nel 1217, vi furono dei convegni di pace a Lerici con i genovesi che si conclusero positivamente con la firma di trattati che garantirono un periodo ventennale di pace tra le due potenze marinare. La pacificazione non fu peraltro generalizzata in quanto nel 1220 Federico II confermò a Pisa il possesso della costa tirrenica da Civitavecchia a Portovenere rinnovando i motivi di ostilità verso Pisa non solo di Genova ma anche delle città toscane. Negli anni seguenti vi furono infatti scontri con Lucca in Garfagnana e Versilia ed una vittoria fiorentina a Castel del Bosco nel 1222. Inoltre il legame indissolubile con l´Impero, che vedeva acuire le tensioni col papato, portò quest´ultimo ad ostacolare le ambizioni pisane cercando di far perdere alla città ghibellina le posizioni acquisite nei giudicati sardi di Gallura, Arborea e Torres. Nel corso degli anni trenta del XIII secolo il papato accusò diverse sconfitte militari tra cui quella della Lega lombarda.Nel 1284 nel corso dell´ennesimo confronto militare con Genova, Pisa subì una disastrosa sconfitta nella battaglia della Meloria.Tale sconfitta, unita alla devastazione genovese di Porto Pisano nel 1290 a seguito di patti non rispettati, conferì un durissimo colpo alla potenza marittima della repubblica. Il colpo finale alle gloriose imprese marinare fu poi dato nel 1324 quando gli Aragonesi conquistarono definitivamente e completamente la Sardegna, attaccando e vincendo gli avamposti Pisani. La potenza terrestre, invece, non risentì immediatamente del contraccolpo e ancora nel 1314 i Pisani, guidati dal capitano del popolo Uguccione della Faggiola, attaccavano ed espugnavano Lucca occupandola per tre giorni, e nel 1315 sconfiggevano duramente i fiorentini nella battaglia di Montecatini. Nella seconda metà del 1300 poi, Giovanni Acuto attaccò Firenze cingendola d´assedio senza però riuscire ad espugnarla. Tale manovra istigò i fiorentini a lanciare un attacco verso l´antica repubblica marinara, concretizzatosi con la famosa Battaglia di Cascina con conseguente sconfitta pisana. Dopo il governo degli Appiani era ormai iniziato il lento declino e, dopo controverse vicende in cui vi furono numerose guerre civili, il 9 ottobre 1406 i fiorentini, guidati da Gino Capponi, riuscivano ad impossessarsi della città pagando con 50.000 fiorini il corrotto Capitano del popolo Giovanni Gambacorta che fece aprire la porta di San Marco. Egli era un uomo debole e pronto a tutto pur di far terminare la lunghissima resistenza della città agli attacchi esterni di fiorentini, milanesi, genovesi. Il tradimento era compiuto e s´aprivano ai Fiorentini le porte della città, tra lo sgomento dei cittadini che avevano resistito fino allo stremo, e la gioia di Firenze che otteneva finalmente il tanto agognato sbocco sul mare.Il governo di Pisa da parte della repubblica fiorentina fu particolarmente duro sia per la necessità di tenere soggiogato una così acerrima nemica sia per la concorrenza esistente tra i mercanti delle due città sia per la volontà di recuperare le spese di guerra. Si stabilì che i cittadini pisani ritenuti pericolosi fossero confinati a Firenze e questa misura riguardò circa 300 persone appartenenti soprattutto a famiglie della nobiltà e della borghesia. L´effetto fu un drastico impoverimento cittadino e un deciso spopolamento visto che altre famiglie non coinvolte in queste misure preferirono abbandonare la città e trasferirsi in altri stati (diverse di queste emigrarono a Lucca, Genova e Palermo). A queste misure seguirono anni di pesantissima tassazione che colpirono tutti gli strati sociali della città e una serie di misure che colpirono i commercianti e le corporazioni cittadine a vantaggio dei concorrenti. Nel corso degli anni successivi vennero decisi alcuni sgravi e prese lievi misure in favore della città ma i loro effetti furono annullati dalle conseguenze negative per Firenze delle guerre combattute negli anni 20 del 1400. A ciò si aggiunge il depauperamento anche del contado pisano sul cui territorio si combattè la guerra tra Firenze e Lucca.Si calcola che attorno al 1430 la popolazione pisana si fosse dimezzata rispetto al momento della conquista. A questa già grave situazione si aggiunsero le conseguenze di un tentativo di congiura organizzato dalle principali famiglie pisane. La congiura fu impedita dall´Arcivescovo Giuliano de´ Ricci che informò le autorità fiorentine, e si concluse con ulteriori misure di confino. Nel 1494 il duro regime a cui la città fu sottoposta e l´orgoglio dei cittadini pisani fece sì che al calare in Italia del re francese Carlo VIII scoppiasse la rivolta.La mattina dell´8 novembre il sovrano francese, che stava preparando la discesa verso Napoli, entrò in città. Dopo l´incontro con una delegazione delle principali famiglie pisane la popolazione, convinta di aver ottenuto una promessa di sostegno alla causa della propria libertà, scese in piazza e nei due giorni successivi riuscì a cacciare tutte le autorità fiorentine. In realtà lo scopo di Carlo VIII era di poter giungere incontrastato a Napoli e nei mesi successivi tenne un atteggiamento ambiguo promettendo ai fiorentini che Pisa sarebbe tornata sotto il loro dominio ma solo al termine della propria spedizione; nel contempo forniva qualche aiuto alla città ribelle. Intanto rinascevano le istituzioni comunali e si stabilivano positive relazioni diplomatiche con Lucca, Siena e Genova in funzione antifiorentina (anche Milano inviò segretamente degli aiuti) mentre l´esercito della città gigliata procedeva a rioccupare le principali città della pianura pisana. Questa situazione di attesa perdurò fino all´agosto del 1495. Il giorno 22 di quel mese Carlo VIII convinto dalle pressioni e dalle cospicue somme d´oro versategli dai fiorentini decise per la restituzione della città di Pisa e delle località di Livorno, Pietrasanta e Motrone. Nel frattempo i pisani cercavano aiuti presso Ludovico il Moro, il doge di Venezia, Genova, l´Imperatore (che vantava i diritti dell´Impero sulla Toscana) e Papa Alessandro VI, mentre il comandante D´Entrangues che capitanava le truppe presenti a Pisa dichiarava che non avrebbe ceduto la città ai fiorentini. In quei mesi la città pisana assistette all´arrivo e alla partenza dei più disparati contingenti: milanesi, veneziani e francesi su tutti ma anche svizzeri (al seguito dei francesi), tedeschi (inviati da Massimiliano d´Austria, genovesi e lucchesi in un intricato gioco diplomatico tra tutte queste forze; un gioco che aveva il suo nucleo nei rapporti tra Milano e Venezia e nella volontà dei milanesi e di Federico di Napoli di allontanare Firenze dalla Francia per impedire il ritorno in Italia di Carlo VIII, giustamente considerato come una potenziale minaccia per la loro indipendenza. Sul versante opposto i principali sostenitori della causa pisana erano i veneziani e Alessandro VI.Il 15 settembre vi fu il primo scontro coi fiorentini che, cannoneggiati dal capitano francese, fallirono l´assalto alla porta San Marco ma conquistarono Livorno. Il 1 gennaio 1496 D´Entrangues dietro lauto compenso cedette alla città il comando delle fortificazioni e nei mesi successivi, soprattutto per merito del contingente veneziano, furono liberate diverse località fino a Terricciola durante scontri nei quali trovò la morte il commissario dei fiorentini Piero Capponi. Due anni dopo la situazione si era modificata con il tradimento dei milanesi passati a sostenere Firenze e l´aumentato impegno militare della Serenissima in favore di Pisa motivato da considerazioni diplomatiche e di prestigio. Occasionali scontri coi fiorentini avevano alterne fortune ma non riuscivano a far pendere decisamente l´ago della bilancia verso uno dei due contendenti. Nel 1499 si ebbe infine anche la defezione dei veneziani causato dalle forti spese sostenute fino a quel momento che gravavano sulle casse cittadine, dall´offensiva che i Turchi stavano preparando contro di loro nel Mar Egeo e dal rimborso delle spese di guerra promesso da Firenze. Cercando di sfruttare il momento favorevole, il 1 agosto le truppe fiorentine attaccarono Pisa forti di 15.000 tra fanti e cavalieri e di 80 pezzi d´artiglieria. Dopo 10 giorni di combattimenti furiosi le truppe guidate da Paolo Vitelli riuscirono a occupare il bastione di Stampace a Porta a mare. Tuttavia Vitelli non riuscì ad approfittare del vantaggio acquisito e i rinforzi giunti a Pisa da Lucca, uniti alle perdite subite dai fiorentini per mano pisana e per causa della malaria, dopo un ultimo tentativo di sfondare le mura, lo costrinsero a sospendere gli attacchi di fanteria. L´8 settembre Vitelli toglieva il campo abbandonando tutta l´artiglieria (che venne recuperata dai pisani), atto che gli costò l´accusa di tradimento e la condanna a morte. Dall´anno successivo la situazione mutò radicalmente per la conquista da parte di Luigi XII, nuovo Re di Francia, del ducato di Milano. Risolto il principale ostacolo nella penisola Carlo XII si volse come suo padre in direzione di Napoli ma decise che era tempo di stabilire un legame solido con Firenze a scapito di Pisa. Rispose quindi negativamente alle ambasciate pisane per rispettare l´antico impegno sulla restituzione della città ai fiorentini e giunse a porre un assedio alla città di Pisa ingente per gli uomini impiegati ma blando per intensità e che si concluse solo con qualche discussione tra francesi e fiorentini. Nel 1501 si ebbe poi una spedizione di Alessandro VI contro lo stato fiorentino che si concretizzò nella conquista di Piombino, dell´Isola d´Elba e di Pianosa mentre i francesi tentavano la conquista del regno aragonese di Napoli. Questa semplificazione degli equilibri politici nella penisola spinse Pisa a considerare come unici possibili interlocutori i Borgia a cui si rivolsero e che in effetti inviarono più volte aiuti in armi e denaro ma, in un primo momento, senza opporsi a Firenze con sufficiente decisione. Nel 1503, dopo che l´anno precedente la questione pisana aveva fatto fallire una proposta francese per una lega di stati italiani, i Borgia mutarono atteggiamento. In primavera inviarono via nave truppe, armi e denaro mentre i fiorentini si limitavano a colpire i raccolti del contado e impedire rifornimenti via terra. In agosto si concludeva il patto di soggezione con Alessandro VI con cui i pisani rinunciavano alla loro libertà in cambio di un sostegno deciso contro Firenze ma pochi giorni dopo il pontefice moriva lasciando Pisa quasi isolata viste anche le cattive condizioni di salute di Cesare Borgia. Quando questi venne arrestato Firenze non ebbe più ostacoli diplomatici e tentò inizialmente di prendere la città per fame e anche per sete col fallito progetto della deviazione dell´Arno, quindi cinse nuovamente d´assedio l´antica rivale. Il 7 settembre 600 cavalieri, 6000 fanti e vari pezzi d´artiglieria iniziarono l´attacco tra Porta Calcesana e Porta a Piagge causando brecce nelle mura ma senza che i fanti vi penetrassero, ragion per cui l´esercito si ritirò, e in Firenze si giunse alla conclusione che la città era quasi imprendibile se attaccata con truppe mercenarie. Da quel momento in poi i fiorentini si accontentarono delle consuete scorrerie nel contado per affamare la città, sostenuta solo dai pochi rifornimenti che giungevano dalla vicina Lucca e volte da Genova. Nel 1509 i Dieci di Balia decisero che era tempo di porre termine a una questione che si trascinava ormai da troppo tempo. Gli spazi per la diplomazia pisana erano ormai chiusi e Firenze riusciva invece ad ottenere il consenso sia della Francia che della Spagna (anch´essa ultimamente coinvolta nella questione) alla riconquista. Furono pagate grosse somme in denaro a questi sovrani per assicurarsene la neutralità e fu quindi stretto il cerchio dell´assedio puntando da subito sulla conquista per fame. Le truppe fiorentine riuscirono a bloccare ogni afflusso di risorse provenienti da Lucca e da Genova, compirono numerose scorribande nel territorio lucchese, particolarmente in Versilia e si assicurarono il controllo dell´Arno con un ponte di legno fortificato. Gli effetti si fecero sentire in breve e in una città che da più di una decade combatteva per la propria libertà i contadini iniziarono a premere perch&ecute; si trattasse. Vi fu ancora un ultimatum di uscire dalla città in cambio della vita salva per tutti che venne respinto ma il 4 giugno gli ambasciatori inviati a Firenze firmarono l´inevitabile resa. Le condizioni furono tutto sommato favorevoli visto che vennero rimessi tutti i debiti e i beni mobili già confiscati, ristabilite le franchigie sui traffici e i privilegi, concesso un certo grado di autonomia alle autorità locali. L´8 giugno 1509 Antonio da Filicaja, Averardo Salviati e Niccolò Capponi entravano quindi in città alla testa delle truppe fiorentine. Forse questa disponibilità fu dovuta anche a Massimiliano d´Austria che negli accordi di Cambrai aveva fatto accenno alla questione pisana ma la riconquista ebbe comunque l´effetto di allontare altre famiglie pisane che espatriarono soprattutto in direzione di Palermo, Lucca, della Sardegna e della Francia.
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Indice delle Fonti e Citazioni
Wikipedia, http://it.wikipedia.org/wiki/Storia_di_Pisa
 
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