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La Storia di Grosseto abbraccia un lunghissimo periodo che inizia dalla preistoria e giunge fino ai giorni nostri, se nell´analisi si includono l´area dei Monti dell´Uccellina presso Alberese e la preesistente città di Roselle, entrambe inglobate fin dal Medioevo nel territorio comunale di Grosseto.Le testimonianze del periodo preistorico sono visibili in alcune grotte situate presso le propaggini settentrionali dei Monti dell´Uccellina, tra la località di Alberese e la foce del fiume Ombrone, nel cuore del Parco naturale della Maremma (area sud-occidentale del territorio comunale).In particolare, nella Grotta della Fabbrica e nella Grotta dello Scoglietto, raggiungibili attraverso il percorso A3 all´interno del parco, sono venuti alla luce reperti risalenti rispettivamente al Paleolitico e all´Età del Rame e del Bronzo, tra i quali anche alcuni resti funerari.In epoca etrusca, venne fondata la città di Roselle (area nord-orientale del territorio comunale) che divenne uno dei più importanti centri dell´Etruria. Nel VII secolo a.C., periodo di maggiore splendore di Roselle, sono documentati rapporti commerciali con altre città etrusche di rilievo, quali Vetulonia, Populonia e Vulci.Tuttavia, il ruolo strategico e l´importanza di Roselle proseguirono anche in epoca romana, quando venne ampliata la superficie dell´abitato rispetto al preesistente tessuto urbano.Già nei primi secoli dopo la nascita di Cristo, Roselle divenne sede dell´omonimo vescovado, il cui territorio diocesano si estese molto presto a tutta l´attuale area grossetana.Caduto l´Impero Romano, la città di Roselle fu esposta alle invasioni barbariche e, ben presto, entrò anch´essa sotto l´influenza longobarda che portò nuova vitalità alla città, dopo un periodo di spopolamento e degrado.La storia di Roselle si esaurisce in epoca altomedievale, quando fu gradualmente abbandonata per la vicina città di Grosseto che stava sorgendo proprio in questa nuova epoca. Tuttavia, risultano ancora molto incerte le cause dell´abbandono di Roselle che, secondo alcune ipotesi ancora da provare, sono da ricercare in una serie di saccheggi subiti.L´antico splendore di Roselle è visibile presso l´omonima area archeologica, dove sono visibili le varie fasi storiche dell´antica città.Le origini altomedievali della città di Grosseto sono testimoniate dall´atto con cui il vescovo di Lucca concesse nell´agosto 803 una serie di beni ad Ildebrando Aldobrandeschi, tra i quali rientrava anche la Chiesa di San Giorgio, uno dei primi luoghi sacri cittadini presso cui sorse la rocca aldobrandesca (entrambi i complessi sono poi scomparsi nel corso dei secoli).La famiglia Aldobrandeschi, di probabile origine longobarda, inizò a controllare molto presto anche quasi tutto il territorio dell´attuale Provincia di Grosseto e alcune aree dell´Alto Lazio e delle attuali province di Livorno e Siena: proprio grazie agli Aldobrandeschi, la città di Grosseto raggiunse il suo massimo splendore.Inoltre, tra il X e l´XI secolo, la città conobbe un massiccio incremento demografico per il definitivo abbandono della vicina Roselle e, soprattutto, per la posizione strategica che la rendeva l´unico porto fluviale dell´epoca tra Pisa e Roma. Grosseto, pur distante più di 10 km dal mare, poteva comunque definirsi una città dell´acqua, sorgendo infatti in prossimità della sponda orientale dell´antico Lago Prile (oramai scomparso) e a ridosso della riva destra dell´Ombrone che, in quel tratto, risultava essere perfettamente navigabile; nel corso dei secoli, l´alveo del fiume si è gradualmente spostato fino all´attuale posizione, alcuni chilometri più a sud rispetto alla città.Nonostante l´ubicazione strategica, nel corso del XII secolo, gli Aldobrandeschi studiarono più volte la possibilità di ricostruire la città nel luogo in cui sorge la fortificazione del Tino di Moscona che, dalla vetta dell´omonima collina, domina gran parte della pianura maremmana e l´ultimo tratto della Valle dell´Ombrone; tuttavia, questo progetto non fu mai realizzato.Nel corso del XII secolo si verificarono una serie di eventi che culminarono con il definitivo trasferimento della sede vescovile da Roselle a Grosseto e con il riconoscimento del libero comune.Per il trasferimento della cattedra vescovile a Grosseto, un ruolo fondamentale venne svolto sicuramente da papa Innocenzo II, che vi soggiornò varie volte tra il 1133 e il 1137, anno in cui assistette, tra l´altro, all´assedio portato alla città dalle truppe tedesche del duca Arrigo di Baviera, intervenute per contrastare il forte dissidio portato avanti dai cittadini grossetani verso l´Imperatore dell´epoca, culminato anche con mancato pagamento di tasse.Dopo aver conosciuto da vicino sia la città che il carattere e il temperamento dei suoi abitanti, il papa si mosse affinch&ecute; fosse trasferita in tempi rapidissimi a Grosseto la storica sede vescovile di Roselle, evento che si concretizzò già nel 1138.Il riconoscimento del libero comune richiese, invece, tempi notevolmente più lunghi rispetto a quello che era occorso per il trasferimento della sede vescovile.Dopo un primo giuramento unilaterale di fedeltà a Siena per il controllo della dogana del sale, fatto dal popolo grossetano nel 1151, gli Aldobrandeschi furono costretti a studiare un piano che garantisse loro la permanenza al potere e, al tempo stesso, il riconoscimento di una larga autonomia alla città. Dopo alcuni decenni di stallo, si giunse al riconoscimento formale del comune proprio agli inizi del Duecento e, nel 1204, venne approvato il primo statuto, la cosiddetta Carta delle Libertà, dove erano stabilite le relazioni di tipo socio-economico e giurisdizionale tra i governanti e i cittadini di Grosseto.Nel 1222 venne concessa la possibilità ai cittadini di nominare i consoli, un podestà e tre consiglieri; tale provvedimento portò i Grossetani a ripudiare l´atto di sottomissione fatto a Siena il secolo precedente.Dopo un tentativo dei Senesi di ristabilire l´ordine precedente (assedio del 1224 che contribuì alla cacciata degli Aldobrandeschi), il libero comune di Grosseto assumeva nel corso del tempo sempre più autonomia, grazie anche alla cacciata degli Aldobrandeschi. L´imperatore Federico II, tra il 1243 e il 1246, si fermava a Grosseto a trascorrere l´intera stagione invernale, grazie al clima mite e ad estese aree umide attorno alla città, dove poteva praticare la caccia; proprio nel marzo del 1246 Federico II abbandonò precipitosamente la città dopo essere stato informato della Congiura di Capaccio, evento ricordato anche da un´iscrizione sulla facciata di Palazzo Aldobrandeschi.La presenza dell´Imperatore, oltre ad essere stata determinante ai fini del riconoscimento del libero comune, effettuato da lui stesso subito dopo il suo ultimo soggiorno in città, favorì l´arrivo di nobili e poeti da ogni parte d´Italia; nella stessa epoca Andrea da Grosseto diede un grosso contributo alla diffusione della lingua volgare italiana nella prosa, grazie alle sue traduzioni che si sganciavano dall´uso del Latino classico.In seguito, gli Aldobrandeschi cercarono di riconquistare i domini perduti e la reazione degli eserciti senesi fu quella di nominare nel 1259 come podestà un loro concittadino. Dopo appena un anno, Grosseto tornò nuovamente libera e si schierò a fianco dei Fiorentini nella Battaglia di Montaperti.Successivamente, la città fu nuovamente occupata e devastata e perfino scomunicata da papa Clemente IV. Dopo aver recuperato temporaneamente la libertà ed essere stata assediata dalle truppe di Ludovico il Bavaro e dell´antipapa Nicola V , Grosseto subì la definitiva sottomissione a Siena.Pur avendo avuto rapporti di tipo commerciale fin dai due secoli precedenti, la città di Grosseto venne definitivamente sottomessa dai Senesi soltanto nel 1336; precedentemente, soltanto in brevi e temporanei periodi, l´egemonia politica era stata sotto il controllo di Siena. L´inizio della dominazione senese fu certamente favorito dalle conseguenze di un´alluvione, verificatosi 3 anni prima, che determinò l´allontanamento di alcuni chilometri verso sud dell´alveo del fiume Ombrone, con conseguenti danni irreversibili al preesistente porto fluviale e forti ripercussioni all´economia cittadina. La lenta ripresa si concretizzò principalmente nella prima metà del Quattrocento, quando venne redatto lo Statuto dei Paschi (1419) che regolamentava tutte le attività inerenti l´agricoltura e la pastorizia; nel 1421 fu aggiornato lo statuto comunale per disciplinare meglio i rapporti tra polpolazione ed istituzioni, in virtù della nuova situazione geopolitica e socioeconomica. Proprio l´istituzione dei Paschi, disciplinata dall´omonimo statuto, sembra essere stata uno degli elementi portanti per la nascita e lo sviluppo, a Siena, del Monte dei Paschi nella seconda metà dello stesso secolo.La dominazione senese sul territorio grossetano si protrasse fino alla seconda metà del Cinquecento, quando si verificò una lunga serie di battaglie per il controllo dell´intera penisola italiana.Dopo vari assedi iniziati nel 1554, Grosseto venne conquistata dai Medici nel luglio 1557, quando le truppe di Cosimo I entrarono in città; la pace di Cateau-Cambresis del 1559 sanciva ufficialmente il definitivo passaggio nel Granducato di Toscana. Anche con i Medici, le istituzioni della città mantennero i capisaldi dello statuto del 1421.Nel 1574 Francesco I commissionò i lavori per la costruzione di una nuova e più ampia cinta muraria, ancor più fortificata di quella preesistente, che rendesse inespugnabile il centro cittadino. Le Mura di Grosseto, completate nel 1593 dopo oltre 19 anni di lavoro, furono realizzate contemporaneamente ad una serie di grandi opere, fondamentali per la città. Furono realizzate, infatti, una serie di cisterne sotterranee per la raccolta e l´accumulo dell´acqua piovana, filtrata attraverso i relativi pozzi, e distribuita alle varie zone del centro, attraverso delle canalizzazioni, durante i ricorrenti periodi di siccità. Le opere idrauliche iniziate dai Medici furono le basi per le grandi opere di bonifica del territorio, portate avanti dai Lorena nei secoli successivi.Con l´estinzione della casata medicea avvenuta nella prima metà del Settecento, Grosseto, città del Granducato di Toscana, passò ai Lorena assieme a tutti gli altri territori e possedimenti dei Medici.In questo periodo, iniziarono le grandi opere di bonifica dell´intero territorio maremmano, volute da Pietro Leopoldo di Lorena, salito al potere nel 1765, e affidate a Leonardo Ximenes. Nel 1766 Pietro Leopoldo divise il territorio dell´antica Repubblica di Siena in due province e Grosseto divenne il centro principale della Provincia Inferiore Senese, divenuta in seguito l´attuale Provincia di Grosseto; nel 1783, nell´opera di snellimento della burocrazia, venne sensibilmente ridotto il numero dei comuni della provincia che scese a 18 (non erano presenti ancora i comuni dello Stato dei Presidi e del Principato di Piombino entrati successivamente nel territorio provinciale dopo il 1815). Grazie alle riforme leopoldine, la città di Grosseto andò incontro ad una decisa rinascita economica e culturale. Ciò nonostante, si rese necessaria l´approvazione del Regolamento per l´Estatatura (1780), a causa della persistenza del rischio malaria.Le riforme dei Lorena vennero interrotte con l´occupazione delle truppe francesi (1796) che si protrasse a più riprese fino al 1808, anno dell´annessione alla Francia napoleonica.Il Congresso di Vienna del 1815 sancì il ritorno del Granducato di Toscana nelle mani di Ferdinando III di Toscana, al quale succedette il figlio Leopoldo II a partire dal 1824.Il granduca Leopoldo II governò fino al 1859, impegnandosi costantemente e in prima persona al completamento delle opere di bonifica (incaricò gli ingegneri Vittorio Fossombroni e Alessandro Manetti), mettendo le basi per un ammodernamento e un sensibile miglioramento delle condizioni socio-economiche di Grosseto e del suo territorio. Il granduca è stato sicuramente l´uomo politico più apprezzato e amato dalla popolazione nella millenaria storia della città, tanto da essere affettuosamente sopprannominato Canapone e onorato con un monumento scultoreo a lui dedicato, collocato in Piazza Dante.Nel marzo 1860 il plebiscito che si svolse nel Granducato di Toscana sancì l´annessione allo stato sabaudo, entrando così a far parte del Regno d´Italia.Per alcuni decenni vennero fermate le grandi opere di bonifica portate avanti fino al 1859 dal granduca Leopoldo II, si verficò un nuovo calo demografico e una contemporanea recessione economica, che diffuse nell´intera popolazione di Grosseto e della sua provincia un sentimento nostalgico verso le politiche di buon governo portate avanti fino a poco tempo prima dai Lorena; in quegli anni, la vita media della popolazione della Maremma scese addirittura a soli 24 anni. La situazione precipitò soprattutto nelle campagne con il diffondersi del brigantaggio, fenomeno che faceva leva sul malcontento, sulle precarie condizioni economiche conseguenti alle politiche latifondiste e alla malaria che stava nuovamente diffondendosi. Contemporaneamente alla dura lotta al brigantaggio portata avanti dalle forze dell´ordine, furono ripresi anche i grandi lavori di bonifica idraulica dell´intero territorio che portarono ad una nuova crescita demografica e ad una migliore aspettativa di vita.La seconda guerra mondiale non risparmiò neppure la città e le campagne attorno a Grosseto, con il suo carico di morte e distruzione. In particolare, vi furono due episodi che sconvolsero profondamente la popolazione grossetana.Il primo avvenimento in ordine cronologico fu il pesante bombardamento di Grosseto, subito dalla città il 26 aprile 1943, lunedì dell´Angelo, che nelle ore centrali della giornata causò numerose vittime innocenti, tra i quali anche bambini e ragazzi che si trovavano per le vie del centro o nei parchi cittadini per trascorrere la giornata di festa. Vi furono anche ingenti danni ad edifici e infrastrutture.Il secondo episodio si verificò quasi un anno dopo nelle campagne poco fuori Istia d´Ombrone. Nella zona avevano trovato rifugio numerosi renitenti alla leva, pacifisti che non avevano risposto alla chiamata alle armi della Repubblica Sociale Italiana. All´alba del 22 marzo 1944 fu catturato il gruppo di 11 persone, tutti giovani, che furono tutti quanti fucilati al termine di un processo sommario tenutosi all´interno della scuola di Istia d´Ombrone che precedentemente era stata appositamente sgomberata. Il triste avvenimento è passato alla storia come l´eccidio di Maiano Lavacchio.Terminata la Seconda guerra mondiale iniziarono le opere di ricostruzione delle strutture danneggiate, vennero ultimate le opere di bonifica che debellarono definitivamente la malaria da tutta la Maremma e fu portata a termine la riforma fondiaria. Trascorso il triennio 1945-1947, caratterizzato da una prolungata siccità e da condizioni stagionali estreme che prolungarono la carestia iniziata alla fine del 1943, l´agricoltura conobbe un forte rilancio e, nel corso degli anni si è sempre più specializzata in prodotti di qualità e in colture biologiche.La piena e la conseguente esondazione dell´Ombrone, avvenuta il 4 novembre 1966, fu una calamità per le campagne che riuscirono però a riprendersi ben presto e a proseguire nella ricerca di qualità dei prodotti agricoli e della carne.Gli ultimi decenni del Novecento e i primi anni del nuovo millennio hanno permesso alla città di specializzarsi notevolmente nei servizi e nel settore turistico di qualità; nel 2003 è giunto per la Maremma il riconoscimento di primo Distretto Rurale dell´Unione Europea.
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Indice delle Fonti e Citazioni
Wikipedia, http://it.wikipedia.org/wiki/Storia_di_Grosseto
 
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