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 PARCO DELL´UCCELLINA IN TOSCANA
 
Istituito nel 1975, e fiore all´occhiello delle aree protette della provincia di Grosseto, il Parco dell´Uccellina (Parco naturale della Maremma), delimitato all´ interno dalla ferrovia, si estende da Talamone a Principina a Mare su una superficie di 8900 ettari (oltre a 8850 ettari di area contigua) nei comuni di Grosseto, Magliano in Toscana e Orbetello.Gestito dall´Ente Parco, ha un territorio per la maggior parte caratterizzato dai Monti dell´Uccellina (a sud del fiume Ombrone), catena di colline parallele alla costa e ornate di fitta macchia.A nord del grande fiume si trova il Padule della Trappola, area pianeggiante con acquitrini, pozze d´acqua, dune litoranee e scarsa vegetazione.La costa ha uno sviluppo di circa 20 Km ed è caratterizzata da ampi arenili che si estendono da Bocca d´ Ombrone a Cala di Forno, ove i Monti dell´Uccellina iniziano a precipitare a mare dando vita ad una scogliera che si prolunga sino al promontorio talamonese. Il Parco dell´Uccellina, pur essendo un territorio caratterizzato da una folta vegetazione, pullula di testimonianze storico-artistiche di grande importanza, molto eterogenee fra loro, risalenti a varie epoche e frutto di realtà ed esigenze diverse. Le prime testimonianze di frequentazione umana in Maremma risalgono al Paleolitico Inferiore e sono databili intorno a 500.000 anni fa. In particolare, per quanto riguarda l´area del Parco, le prime tracce di presenza umana risalgono a 50.000 anni fa (Paleolitico Medio), successive quindi all´ultima glaciazione (glaciazione di Würm, 90.000 anni fa), e sono riferibili all´uomo di Neanderthal (Homo sapiens neanderthalensis).L´insediamento più antico è l´Abbazia di S. Rabano, sorta per volere dei Vescovi di Roselle, i cui vastissimi possedimenti si estendevano intorno alla città di Grosseto. La storia del monastero e del suo territorio è legata alla storia di questa città, che crebbe di importanza dopo che vi fu trasferita la Sede Vescovile dalla ormai decadente Roselle. La zona passò nel X secolo sotto il dominio dei Conti Aldobrandeschi di Sovana. Nel 1221 per volere di Federico II gli Aldobrandeschi si confederarono con la Repubblica di Siena. Nel frattempo la famiglia Aldobrandeschi si era divisa per matrimonio in due rami, quello di Sovana e Pitigliano e quello di Santa Fiora. Questi ultimi, insediatisi nella zona di Grosseto, se ne impossessarono nel 1301.I grossetani però mal tolleravano la dominazione senese, per cui il potente cittadino Bino di Messe, Abate di Malia, incitò il popolo a ribellarsi. Nel 1310 furono i senesi a riprendere il sopravvento trattando la resa senza ricorrere alle armi, ma nel 1312 Messer Bino, approfittando del fatto che i senesi avevano spedito le truppe a Roma per impedire l´incoronazione di Arrigo VII e si trovavano quindi indeboliti, riprese il sopravvento con un successo tanto duraturo da poter passare il governo della città ai figli Malia e Abbatino. I senesi in questa occasione, per il timore di nuove guerre e per le amicizie che la famiglia grossetana era stata capace di conquistarsi facendo favori a molti illustri rappresentanti senesi, non li molestarono.Il 1327 è una data fondamentale per la storia della Maremma in quanto Lodovico di Baviera, proclamato Re dei Romani e sceso in Italia per l´incoronazione, sulla via di Roma transitò per la strada della Maremma. L´anno dopo Lodovico tentò senza successo la conquista della città di Grosseto insieme all´armata del Re di Sicilia, il cui intervento era stato richiesto dai Conti di Santa Fiora. I figli di Bino del Malia, che avevano saputo difendere così bene la città con l´aiuto dei senesi, vi mantennero il loro dominio fino al 1334 allorch&ecute;, morto il loro genitore, il Governo dei Nove di Siena ritenne giusto riprendere la Signoria di Grosseto mandandovi un buon nerbo di milizie al comando di ]acopo di Cante Gabbrielli da Gubbio.Costui, espugnata la città, ne riformò tutti gli statuti e, gettate le fondamenta di una poderosa fortezza, condusse Malia e Abbatino prigionieri a Siena; essi, fuggiti dalla prigione, tornarono a impadronirsi di Grosseto nel 1335. Con l´aiuto dei pisani inflissero una seria sconfitta ai senesi che l´anno seguente ripresero saldamente e definitivamente possesso della travagliata città maremmana.Nel 1447 un nuovo conquistatore, Alfonso d´ Aragona, prese stanza in Grosseto. Otto anni dopo ]acopo Piccinino attraversò i territori maremmani devastandoli e tentandone la conquista, ma la situazione si risolse in favore dei senesi.Frattanto continuavano le avverse fortune di questa provincia: la popolazione andava man mano decrescendo; diminuivano inoltre la sicurezza pubblica, la produzione del suolo e la salubrità del clima.La Repubblica di Siena era ormai indebolita dalle continue lotte con Cosimo I; i francesi, alleati dei senesi, si rifugiarono a Grosseto fino al 1559, anno della loro definitiva sconfitta.Si devono a Cosimo i primi tentativi di miglioramento delle condizioni di sopravvivenza nel territorio maremmano così lungamente provato e ormai ridotto alla completa rovina. Questi tentativi furono poi trasformati in veri e propri programmi di pianificazione territoriale con le conseguenti grandi migliorie messe in opera dai governi che seguirono. La cartografia storica redatta a partire dal XVI secolo testimonia le varie fasi dei questo sviluppo.Prendendo in esame la zona del Parco vedremo infatti, anche da pochi esempi, questo continuo progredire.Dalle prime due carte cinquecentesche, ove troviamo segnate solo le località più importanti, si passa, a una carta settecentesca già molto curata, fino ad arrivare alla carta che viene considerata la pietra miliare della cartografia toscana realizzata con regolari triangolazioni, infine nell´ultima carta militare possiamo vedere le triangolazioni disegnate.Le colline dell´Uccellina sono ricoperte da una fitta macchia mediterranea, molto varia nelle specie che la compongono, e da oliveti secolari.Sul versante orientale dei Monti dell´Uccellina, dove esistono condizioni più favorevoli alla ricostituzione del bosco, in aree di macchia assai limitate, si può riscontrare la presenza di specie come il mirto, il lentisco, l´erica, il corbezzolo, la lavanda e la ginestra dei carbonai.Sul versante occidentale, più arido e degradato, sono assai frequenti macchie formate da un intrico di lecci, lentischi, filliree, liane ed eriche.Nel sottobosco è presente la dafne, l´arisaro, il cittino rosso e il pungitopo.Negli ambienti rocciosi si è sviluppata una macchia termofila formata da specie resistenti all´aridità come l´oleastro, l´euforbia arborea, la rarissima palma nana e la sabina marittima.L´aspetto esterno della degradazione della vegetazione arborea è rappresentato dalla gariga.La gariga delle colline dell´Uccellina è caratterizzata dalla presenza del rosmarino, dell´erica rosa, del lentisco, del cisto. In primavera, nella gariga a terra rossa, fiorisce una straordinaria varietà di orchidee selvatiche.Sia la gariga che gli oliveti abbandonati tendono a evolvere verso la macchia con la progressiva comparsa di arbusti che vanno sempre più addensandosi.Il Parco ospita numerose colonie di uccelli acquatici come anatidi, garzette, aironi, fenicotteri e alcuni esemplari di rapaci tra cui il falco pescatore, recentemente reinserito. La fauna tipica delle aree a macchia è composta da cinghiali, caprioli, daini, istrici, tassi, volpi, rettili di varie specie e molti uccelli. Nelle distese erbose ai piedi dell´Uccellina pascolano le vacche maremmane e i cavalli maremmani.Negli ampi spazi delle zone collinari dell´Uccellina e in quelle pianeggianti verso il mare viene allevato allo stato brado il bovino maremmano, di mole imponente, grandi corna, mantello grigio nelle varie gradazioni. Sempre allo stato brado viene allevato pure il cavallo maremmano, discendente dall´antico ceppo di quei cavalli Berberi che i romani importarono dalla Numidia.

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